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Giulio e Rina: con loro abbiamo perso una parte di memoria storica del PATT

02/01/2021

Abbiamo chiuso questo 2020 con altri due amici che se ne vanno a causa di questo maledetto virus.

Giulio Pompermaier, presidente onorario del PATT, membro di spicco dell’MST (Movimento Separatista Trentino) poi confluito nell’ASAR e da lì nel PPTT, era l’ultimo superstite di quella “allegra combriccola” formata da Emilio Sommadossi, Luis Penner e Carlo Devigili (che avevamo salutato appena prima di Natale). Si potrebbe definire il decano, quello che negli incontri con il Movimento giovanile del PATT apriva e chiudeva le serate, quello che quando parlava incuteva quasi soggezione. Un appassionato studioso della storia della nostra terra e dell’Autonomia. Un uomo dalla storia incredibile che aveva raccontato anche a noi giovani autonomisti: la rocambolesca avventura dal Trentino a Innsbruck e da lì fino a un lager nel cuore della Germania nazista, per liberare un amico fatto prigioniero. Sembrava la trama di un film, specie quando Giulio raccontava come con un terzo amico riuscì a entrare nel lager, liberare il prigioniero sostituendosi a lui e poi ritrovando la libertà tornare tutti e tre, sani e salvi, fino a casa.

Ma con Giulio ricordo anche un’interessantissima chiacchierata che ho avuto ai tempi dei referendum per l’indipendenza in Scozia e Catalogna: lui, che indipendentista lo era fino al midollo, mi spiegava come per avere successo in una causa del genere sia necessario poter contare sulla stragrande maggioranza della popolazione. Altrimenti non solo si rischia il fallimento del progetto ma anche un centralismo più spietato ed indicava come soluzione alternativa ed efficace quella dell’Autonomia integrale, il fondamento del nostro credo politico.

Mancherà terribilmente vedere Giulio sfrecciare sulla sua bicicletta, nonostante l’età, per raggiungere la biblioteca centrale di Trento e leggere giornali e riviste così da tenersi aggiornato sugli avvenimenti trentini e del mondo: perché il suo sguardo poteva concentrarsi sulle vicende locali ma non era mai localista!

Rina Bonvecchio Sommadossi, al pari di Giulio, era una donna entusiasta, super operativa, determinata. Nata in Argentina da genitori di origine trentina, era tornata qui per trovare i suoi due fratelli ed aveva conosciuto il futuro marito: quell’Emilio Sommadossi che assieme a Giulio, Luis e Carlo era un affezionato dei giovani autonomisti. Da allora si è stabilita a Trento senza perdere mai l’accento spagnolo che tanto la caratterizzava e che evidenziava la sua passione e il suo impegno per mantenere i contatti con gli emigrati trentini e i loro discendenti. Anche grazie al suo instancabile lavoro l’Unione delle Famiglie Trentine all’Estero continua ancora oggi la sua missione e tiene viva la fiamma dell’identità e dell’appartenenza in centinaia di persone sparse in ogni angolo del globo. Anche Rina, nonostante l’età, fino a pochi anni fa continuava a fare progetti: il suo sogno, a 90 anni, era quello di tornare in Argentina, nei luoghi della sua infanzia e in quelli in cui aveva portato avanti numerosi progetti.

Era anche una donna elegante Rina, sempre impeccabile, con uno charme e una gentilezza che colpivano. Non importava in che luogo o a che ora si tenessero gli incontri delle associazioni di cui faceva parte. Lei arrivava e salutava tutti: una stretta di mano, un abbraccio e uno scambio di parole sugli ultimi avvenimenti, sul tema della serata o su qualche ricordo comune. E non mancava mai di raggiungerti con una telefonata, Rina… Ricordo ancora quando, dopo la scomparsa di Emilio, aveva trovato il mio numero nell’agenda del marito e da allora periodicamente si faceva sentire, per avere informazioni sulla situazione, per sapere il giorno o il luogo di un incontro o, più semplicemente per un saluto e un augurio. Come quando mi aveva invitato a pranzo a casa sua, assieme a altre persone della “sua” UFTE: tre ore spensierate e allegre che mi accompagneranno sempre nel ricordo.

Ora che anche Giulio e Rina, a distanza di pochissimo, ci hanno lasciati, siamo tutti più soli. Con loro se ne vanno anche gli ultimi due “nonni” del PATT (non per l’età, ma per l’affetto e per il ruolo di  accompagnamento che hanno avuto con una generazione di Giovani Autonomisti PATT).

Mancheranno al Partito Autonomista Trentino Tirolese, mancheranno al Circolo culturale Michael Gaismayr – Trento, mancheranno anche all’Unione delle Famiglie Trentine all’Estero APS Trento. Ma, avendo avuto la fortuna di frequentarli in tutte e tre queste realtà, sono certo che da lassù, assieme a Emilio, Luis e Carlo, ci stanno guardando e continueranno a guidarci per portare avanti l’opera e gli ideali che hanno costruito e in cui loro hanno creduto per una vita e che noi, nel nostro piccolo, dobbiamo continuare a mantenere vivi.

Ciao Giulio, ciao Rina, che la terra vi sia lieve.