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Paola Demagri (PATT): la riforma del turismo e’ la montagna che partorisce il topolino

07/08/2020

La discussione di questi giorni sulla “Riforma del turismo” Trentino è arrivata alla fine. Abbiamo sentito da parte della maggioranza, in particolare dell’assessore Failoni, la solita descrizione di questi due anni di lavoro e di incontri che a suo dire avrebbero dovuto portare ad una vera rivoluzione nel sistema di promozione del turismo trentino.

E’ invece emersa, in questi giorni di dibattito, la vera natura di questa legge: un tentativo di plasmare il sistema turistico trentino secondo le logiche dell’assessore-albergatore che ha svolto più di 70 incontri sul territorio, ma che alla luce del risultato, fatto di deroghe e modifiche tramite sub-emendamenti, dimostra di non aver saputo cogliere le sfumature e le esigenze di chi dalle valle alle città si impegna per favorire il percorso di crescita del turismo.

Ci siamo impegnati per cercare di migliorare il testo del disegno di legge, portando alcuni emendamenti e cercando una mediazione.

Nei nostri interventi abbiamo sottolineato che questa legge NON è una riforma del turismo, ma è una bozza di ciò che l’assessorato aveva in mente.

“Il turista che finalmente viene messo al centro” è il mantra che ha accompagnato tutti gli interventi dell’assessore, ma è qualcosa che non trova riscontro in questa legge e se davvero si riuscirà a fare un salto in avanti dal punto di vista della qualità, questo sarà merito del lavoro delle ApT e non certamente per le indicazioni contenute in questo testo.

Inoltre la “deroga a tempo” che è stata concessa alle ApT anche grazie al nostro lavoro tramite gli emendamenti depositati, è meno di quello che serviva per i territori come la Val di Non o Ledro che chiedevano l’autonomia completa. Ed è dimostrazione del fatto che questa legge non ha tenuto conto delle sensibilità di tutti e non è stata presentata dopo una mediazione o un confronto serio con le varie realtà ma che è invece calata dall’alto. Così facendo inoltre si mettono in stand-by i territori, sia i più piccoli che i più grandi, che non potranno programmare con tranquillità fino al 2023.

Solo il tempo ci dirà se Failoni e la Giunta riusciranno a portare a termine il proprio progetto, ma i presupposti non sono certo i migliori, anche perché non è minimamente stata presa in considerazione l’emergenza data da COVID19. Una riforma nata prima della pandemia è arrivata in aula in fretta e uguale a come era stata pensata, senza considerare che il mondo (soprattutto quello turistico), negli ultimi mesi, è cambiato.

 

Paola Demagri

Ugo Rossi

Michele Dallapiccola