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PATT: ma le nostre montagne si stanno veramente spopolando?

02/07/2019

Un messaggio importante è uscito dai tavoli di lavoro degli stati generali della montagna. Un messaggio volto a risolvere un problema delicato come quello dello spopolamento delle valli. Appare chiaro che per il nostro territorio trovare una soluzione a questa problematica risulta fondamentale, addirittura vitale dato che una montagna disabitata risulterebbe poco attrattiva turisticamente ed economicamente, ma sarebbe anche una montagna più pericolosa, soggetta al dissesto idrogeologico.

Ma, seppur condivisibile, ci poniamo una domanda: esiste un problema reale di spopolamento delle nostre montagne? Ed eventualmente quanto può incidere la denatalità?

La risposta a queste domande ci viene fornita analizzando i dati forniti da ISPAT – Istituto di statistica della Provincia di Trento.

 

Salta immediatamente all’occhio come ci sia una tendenza contraria a quanto ci è stato detto; la popolazione residente in Trentino è in crescita anche nelle zone a quote sopra i 1000 metri. Ma se la popolazione risulta in continua crescita a cosa servono le politiche promosse e portate avanti dalla Giunta Fugatti?

Un altro dato interessante è dato dal tasso di natalità dei residenti, con cittadinanza italiana, e dei residenti con cittadinanza straniera.

Ci si può rendere conto, infatti, come il tasso di natalità sia nettamente superiore per i residenti con cittadinanza straniera rispetto a quelli con cittadinanza italiana. Le politiche proposte dalla Giunta, quindi, andrebbero a rispondere allo slogan elettorale del “Prima i Trentini” oppure andrebbero a beneficio di tutti, anche degli stranieri, purché portino ad un incremento della natalità nelle valli trentine? Sarà un incentivo rivolto ai soli tentini, escludendo quindi tutti coloro che vedono nel Trentino il luogo ideale per vivere e lavorare (magari in settori chiave per l’economia ormai abbandonati dai trentini come agricoltura e turismo)? Oppure a questi ultimi verrà richiesta una patente di trentinitá senza la quale non sarà possibile accedere agli incentivi?
Appare chiaro come queste domande siano provocatorie. Ma se si vuole affrontare il problema in maniera seria, cercando di arrivare al nocciolo delle questioni, è bene porsele.
Per prima cosa è bene intrecciare i dati demografici con lo studio attento del nostro territorio. In Trentino, infatti, esistono zone in cui il benessere economico derivante dallo sviluppo turistico, dal passaggio di vie di comunicazione, o dalla vicinanza ad aree urbane risulta un volano per mantenere i residenti in loco, ma esistono zone che per la loro posizione geografica, per la distanza dai servizi e dai centri urbani subiscono un trend opposto (Campiglio e Canazei sono diversi da Sover, Vallarsa o Castel Condino). A queste zone, in particolare, bisogna porre attenzione. E bisogna farlo al di là della natalità. Come? Ad esempio migliorando la viabilità e potenziando il trasporto pubblico che, grazie alle politiche impostate dal PATT negli anni precedenti può vedere oggi nuovi e maggiori investimenti; o ancora garantendo, anche attraverso maggiori sussidi pubblici, la permanenza di servizi di base, come i negozi di alimentari, garantendo la prosecuzione del progetto di cablaggio con internet ad alta velocità anche dei paesi più remoti (come sostenuto anche dall’Unione Europea attraverso il progetto “Smart Villages”). Vanno altresì incentivati i progetti riguardanti il turismo di nicchia o enogastronomico. Misure che in passato sono già state messe in campo e che possono essere mantenute se non incrementate. Diverso è il problema della denatalità, ma per risolverlo è necessario anche in questo caso porre in essere misure di ampio respiro.
È difficile, ad esempio, monetizzare il “costo” di un figlio, ma i giusti incentivi che si stanno studiando non possono fermarsi al terzo anno di vita del bambino, come se poi non ce ne fosse più bisogno. Servono misure più strutturali che arrivino almeno fino ai 18 anni.
Senza contare che un salto in avanti nelle politiche di conciliazione deve essere affrontato con coraggio, evitando costi maggiori per le aziende, ma consentendo finalmente alle donne che vogliono avere figli e ottenere delle soddisfazioni lavorative, anche facendo brillanti carriere, di poter sentire le istituzioni al loro fianco con servizi in grado di supportarle al meglio.

Qui stanno le sfide e bene ha fatto la Giunta provinciale a porre in maniera forte il tema della montagna. Noi autonomisti ci auguriamo sia l’occasione di provare a dare al Trentino una visione a lungo termine che non sia sempre legata a slogan da campagna elettorale. Serve un impegno trasversale per vincere la sfida di mantenere attrattive le nostre valli. Non si tratta di mantenere tutto com’è sempre stato, ma di prendere coscienza che i servizi possono cambiare, al mutare delle esigenze della popolazione e del contesto di riferimento. Non è la sola presenza di un ufficio a fare il servizio, ma semmai quanto questo riesca a sposare le esigenze di efficienza, comodità e vicinanza alle persone.
Non dobbiamo, in buona sostanza, portare nelle valli gli stessi servizi della città, sarebbe impossibile, ma creare le condizioni affinché anche chi vive in valle possa poter contare su altrettante (e diverse) opportunità di crescita e realizzazione.
In ultima battuta è necessario che vi sia la consapevolezza che abitare in valle, o comunque in zone più periferiche, comporta un maggiore impegno di risorse, soprattutto economiche, a carico dei residenti. Se vogliamo che la nostra montagna continui a vivere, evitando lo spopolamento (quello reale che si vede anche in province vicine alle nostre, non quello gridato sulle pagine dei giornali che va al di là dei dati reali), è necessario trovare politiche efficaci affinché sia l’ente pubblico ad assorbire, ancora di più di quanto già non faccia, questi maggiori costi.
In questo deve impegnarsi la politica, tutta. E non a rincorrere spauracchi inesistenti, buoni solo a creare fibrillazioni e a mettere in competizione città e valli. Il Trentino è un sistema che funziona se tutte le sue articolazioni lavorano insieme. Mettiamo da parte le ideologie e impegniamoci tutti a migliorare il nostro sistema e la qualità della vita di tutti i trentini.

 

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