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Per un governo delle responsabilità.

 

La proposta che sottoponiamo ai Trentini mette al centro la responsabilità e la serietà che il governo di un’autonomia come la nostra richiede. Autonomia che ha subito attacchi durissimi da parte di poteri che, mostrando poca intelligenza e molta invidia, hanno tentato di togliere dalla scena politica e istituzionale del nostro Paese un esempio di autogoverno efficiente e equo. Abbiamo resistito all’urto, ma non basta.

Serve un ulteriore scatto di reni per saltare non solo sul treno di una ripresa economica, ma soprattutto per competere all’interno di quello che da sempre è stato il nostro mondo: quello del Centro Europa, della vecchia cara Mitteleuropa, a cui siamo sempre più agganciati con l’Euregio. Per questo, oltre che per ragioni storiche e ideali, il nostro rapporto con gli amici sudtirolesi si è rafforzato sia a livello politico che istituzionale e diverrà ancora più forte a beneficio di tutta la comunità trentina. Perché, aldilà della lingua che oggi non può più diventare una barriera, questo è il mondo al quale ci rivolgiamo naturalmente. Un mondo e un ambiente socialmente e economicamente affine, al quale dobbiamo guardare come stimolo a fare meglio.

 

Guardare al futuro senza perdere le radici.

 

Al tempo stesso non possiamo perdere di vista la nostra anima di Trentini. Anzi, la nostra tradizione, cioè tutela del territorio, delle minoranze, della storia, della cultura alpina e dell’economia montana, dev’essere salvaguardata, anche perché l’identità, oggi, rappresenta un elemento centrale dello sviluppo, un fattore caratterizzante e distintivo rispetto agli altri e quindi una risorsa strategica da giocare sul terreno della competitività. Un “marchio” che nessuno deve intaccare e la cui formula è ”innovare senza dimenticare, conservare senza rifiutare”.

 

Una forza che sa dove guardare.

 

Ciò che è accaduto in Italia e nel mondo dopo il 2008 ha segnato un punto di non ritorno. Tutti hanno capito che non si torna più indietro, ma non si sa dove andare, quale sia la direzione giusta. Questa consapevolezza alimenta il bisogno di una forza che indichi la strada, che ci prenda per mano e ci indichi la via giusta. Il nostro popolo chiede di affidarsi a qualcuno che lo guidi lungo la strada tortuosa del mondo contemporaneo. Che sappia condurre il Trentino verso un rafforzamento dell’autonomia, intesa non come isolamento, che sarebbe un suicidio, ma come forza che valorizza le singole identità.

Verso un Trentino coeso attorno alle proprie radici, per affrontare i cambiamenti che lo attendono. Evitando, prima di tutto, di diventare una provincia marginale, una propaggine del Veneto o della Lombardia, per continuare la sua storia autonoma legata a doppio filo con l’Alto Adige/Sudtirol. Sentimenti che noi autonomisti accogliamo con senso di responsabilità pronti a divenire il punto di riferimento politico dei Trentini. Rivolgendo un invito alla nostra gente a compattarsi attorno alle proprie origini, per continuare a rafforzare e innovare il Trentino. Perché qui non si parla solo di programmi, ma di ideali, di visione, di prospettive. Di ciò che le nostre comunità cercano.

 

La quieta rivoluzione della saggezza.

 

Parlare oggi di serenità di giudizio, di dialogo, di fiducia nel futuro, di pazienza richiede coraggio. È un paradosso, ma in un tempo in cui la politica sembra aver perso i punti di riferimento la moderazione appare addirittura rivoluzionaria. La quieta rivoluzione della saggezza che sa ascoltare, ma anche decidere; che sa essere anche impopolare per non essere antipopolare; che sa guidare senza imporre; che sa guardare lontano senza perdere di vista i bisogni e le speranze degli uomini e delle donne che vivono qui e oggi. Il Partito Autonomista, con l’aiuto di tutti, vuole essere questo: una grande forza che ha radici solide.

Le radici della cultura autonomista che ha attraversato mille tempeste della storia senza rinnegare se stessa, anche quando tutto sembrava andare nella direzione contraria, e della cultura popolare, che ha saputo costruire l’edificio della coesione e della giustizia sociale senza intaccare, anzi incrementando, le libertà. Tra tutte quella di scegliere e costruire, col lavoro, il proprio destino.

Due grandi tradizioni politiche unite per continuare il lavoro che dura da 70 anni per l’Autonomia, per dare una casa comune alla nostra gente, con senso di responsabilità, per continuare a far crescere in modo equo i nostri territori, dalle città alle più piccole vallate. Un “focolare” accogliente, al tempo stesso antico e nuovo, che guarda alla modernità senza paura e senso di inferiorità, perché sicuro della propria identità e dei valori su cui si fonda.

 

Una classe dirigente di cui ci si può fidare per il bene del Trentino.

 

Per costruire una seria e valida Politica attorno a questi capisaldi, vogliamo portare al governo dell’Autonomia una classe dirigente aperta al dialogo, disponibile all’ascolto, ma, al tempo stesso, conscia del primato della politica nella guida della società. Una classe dirigente in grado di fare sintesi di proposte e domande e di indicare la direzione di marcia è la chiave del successo di qualsiasi società.

Nella nostra storia abbiamo dimostrato di avere uomini e donne all’altezza e oggi mettiamo in campo una classe dirigente credibile per affrontare sfide decisive per il destino della nostra gente. Una classe dirigente che deve dimostrare di avere l’umiltà dell’intelligenza, che serve per dividere la moda dalla novità; l’ideologia dalle idee; l’interesse generale da quello di parte; la libertà dalla licenza; l’appiattimento dalla coesione sociale; che sa riconoscere i propri limiti ed anche gli eventuali errori, ma che vuole sempre correggersi e migliorare per perseguire il bene di tutto il Trentino.

Per gli Autonomisti questa responsabilità è avvertita come assoluta e primaria ed è la fonte ispiratrice di ogni scelta e azione presente e futura. Questa è la nostra proposta per il nostro Trentino. Una grande occasione per rafforzare e far crescere un partito dei Trentini nel nome dell’equilibrio, della concretezza e della libertà di un popolo di montagna aperto al mondo.