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Il ritorno del lupo in Trentino: che fare?

03/04/2018

lupo in Trentino

Tornano, dopo gli incontri a Castelfondo e Rumo, gli incontri sul territorio organizzati dall’Assessorato provinciale all’agricoltura, foreste, turismo, promozione, caccia e pesca della Provincia Autonoma di Trento, per parlare della presenza del lupo in Trentino e non solo.

A introdurli l’Assessore Michele Dallapiccola, che sarà accompagnato in queste serate dal dott. Claudio Groff, coordinatore del Settore Grandi carnivori della Provincia di Trento, che da anni si occupa in particolare di orsi in qualità di esperto della storia dell’orso bruno sulle Alpi e della vita attuale degli orsi in Trentino.

 

Ecco il programma degli incontri:

 

Ma quanti sono i lupi in Provincia di Trento? Lo chiediamo all’assessore Dallapiccola: “Attualmente sono monitorati tre branchi di lupi che interessano parzialmente anche il territorio trentino: quello della Lessinia (condiviso con Verona), quello che gravita sull’altipiano di Asiago (condiviso con Vicenza) e quello dell’alta val di Fassa (condiviso con Bolzano e Belluno). Due coppie sono segnalate rispettivamente sul gruppo del Pasubio e in alta val di Non, mentre lupi singoli sono segnalati in val di Sole ed in val di Fiemme“.

Ai grandi carnivori è dedicato un sito gestito dalla Provincia Autonoma di Trento ricco di informazioni su tutti gli aspetti riguardanti gli orsi, i lupi e le linci presenti in Trentino: www.grandicarnivori.provincia.tn.it.

Il tema dei grandi carnivori infatti è importante e molto delicato. Sulla loro gestione nel territorio trentino il governo provinciale è impegnato da tempo, ma con la crescita del numero di animali presenti le regole nazionali – che impediscono qualsiasi forma di controllo – si stanno rivelando insufficienti.

La legislazione europea infatti, sulla quale interviene spesso il nostro parlamentare europeo Herbert Dorfmann, permetterebbe due modalità di gestione della popolazione dei grandi carnivori, ma la legge di applicazione italiana è particolarmente restrittiva e con la crescita degli esemplari la situazione sta cambiando.

Negli ultimi anni ad esempio sono stati effettuati tre sondaggi per capire come la comunità percepisce la presenza dei grandi carnivori e dal primo, fatto al momento dell’introduzione degli orsi, all’ultimo, più recente, i trentini hanno cambiato completamente la loro opinione da favorevoli a contrari.

Questo atteggiamento è stato favorito da un lato dalla crescita della popolazione di orsi e lupi, dall’altro dal diffondersi di false notizie e avvistamenti, vere e proprie fake news che queste serate informative andranno a contrastare. Il lupo, ad esempio, è un animale più schivo di quanto si pensi, tanto che in 150 anni non si sono registrate in Italia aggressioni all’uomo, nonostante siano presenti circa 2.000 esemplari.

Sono invece possibili le predazioni di animali d’allevamento. Che fare in questo caso? “La denuncia,” spiega il dott. Groff, “va inoltrata al Servizio Foreste e fauna entro le 24 ore, così da permettere al personale forestale un sopralluogo che consenta una valutazione dei danni secondo tabelle concertate tra tutti gli enti interessati. Una reperibilità h24 per queste segnalazioni, oltre che al 112, si ha al numero 335.7705966“.

Della gestione del lupo, come si è detto, si occupano anche le istituzioni europee. A metà maggio l’europarlamentare Herbert Dorfmann ha organizzato una conferenza interparlamentare dedicata allo scambio di esperienze sulla gestione del lupo nei vari Stati membri dell’Unione europea.
La conferenza, che si è tenuta al Parlamento europeo alla presenza del Commissario europeo per l’Ambiente Karmenu Vella, ha visto la partecipazione di circa ottanta parlamentari – europei, nazionali e regionali, esperti delle istituzioni europee, della Convenzione di Berna e degli Stati membri, oltre che di diversi allevatori, riuniti per cercare di formulare delle risposte alle sfide poste dal ritorno del lupo. Questo, cominciato all’inizio degli anni Novanta, ha delle conseguenze sempre più drammatiche sull’allevamento e sulla pastorizia, che si trovano a far fronte a un aumento esponenziale dei casi di predazione.
Gestione del lupo in Europa, strumenti di protezione a disposizione degli allevatori, la questione dei lupi ibridi (che sono il risultato dell’incrocio con il cane) e, più in generale, l’evoluzione del quadro normativo: di questi temi si è discusso durante la conferenza interparlamentare, alla fine della quale i deputati hanno redatto una risoluzione per definire la cornice di un piano lupo europeo, che verrà poi inviata ai vari capi di stato e di governo dell’Unione.

Dorfmann ha presieduto il dibattito dedicato ai lupi ibridi e agli esemplari problematici, che ha visto gli interventi di Laurent Reversat, rappresentante degli allevatori di ovini in Francia, della dottoressa Nicole Von Wurmb-Schwark, del laboratorio FORGEN di Amburgo – che ha studiato il ruolo degli ibridi negli attacchi alle greggi e alle mandrie, e di Guillaume Rousset, direttore del Dipartimento francese per la caccia e gli animali selvatici.
Dorfmann concorda con i suoi colleghi sulla necessità di “un piano lupo europeo, per introdurre azioni comuni in grado di garantire una maggiore protezione per gli allevatori in Europa. Un piano che consenta agli Stati membri di adattare le misure per la gestione del lupo alla specificità dei loro territori e di offrire così ai loro allevatori degli strumenti concreti ed efficaci per difendere il loro bestiame”.
L’obiettivo principale della Convenzione di Berna e della direttiva Habitat in materia di lupo è permetterne un buono stato di conservazione. Nel momento in cui un buono stato di conservazione è raggiunto, una ripopolazione su tutto il territorio dell’Unione europea non è più necessaria. Per questo, la Commissione europea e gli Stati membri devono adottare tutte le azioni utili a contenere e prevenire il ritorno del lupo in quelle aree caratterizzate da una densità degli insediamenti umani e del turismo e da un’agricoltura alpina e/o una pastorizia intensiva”.

La difesa del lupo ad ogni costo non ha alcun senso – conclude Dorfmann – abbiamo bisogno di un certo grado di autonomia a livello locale”.