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Dorfmann sulla nuova Pac: “Meno burocrazia, più attenzione a giovani e aziende familiari”

14/03/2018

Dorfmann

STRASBURGO – Herbert Dorfmann ha presentato in questi giorni alla commissione agricoltura del Parlamento europeo la sua relazione sul “futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura”. Nella relazione, che si concentra sulla comunicazione della Commissione europea per riformare la politica agricola comune (Pac), Dorfmann propone di sburocratizzare e rendere più equo il sistema vigente, al fine di permettere al settore agricolo europeo di affrontare in modo adeguato le grandi sfide che lo attendono negli anni a venire.

La nuova Pac deve darsi obiettivi ambiziosi – sostiene il relatore Dorfmann – Deve garantire che il cibo prodotto sia sufficiente e sicuro, tutelarne la competitività sui mercati internazionali, adeguare la produzione agricola alle innovazioni tecnologiche e digitali, proteggere gli agricoltori dalla volatilità dei prezzi e dalle crisi di mercato, mantenere la dimensione familiare dell’agricoltura europea. E ancora: sostenere le nuove generazioni di agricoltori, avere un occhio di riguardo per le aree svantaggiate di montagna o le regioni ultra-periferiche e tutelare l’ambiente e il benessere animale”.

Tra le principali novità del rapporto Dorfmann ci sono la fine dei pagamenti storici e del greening, oltre che una rinnovata attenzione ai giovani e alla montagna.

La relazione parte dal riconoscimento dell’importanza dei pagamenti diretti per garantire il reddito degli agricoltori. In questo contesto, si propone di abbandonare l’approccio storico nel calcolo degli aiuti (basato sulla produzione in un periodo di riferimento) e di sostituirlo con un metodo europeo uniforme, che renda il sistema più semplice, trasparente e, soprattutto, equo.

Le risorse oggi riservate al greening vanno reinserite negli aiuti diretti al reddito e, al contempo, va rafforzata la condizionalità ambientale, affinché questa tenga conto, innanzitutto, della lotta al cambiamento climatico e della protezione dell’acqua potabile”, ha sottolineato. “Vogliamo sostenere la dimensione familiare della nostra agricoltura – spiega Dorfmann – e per fare ciò chiediamo che il sistema di pagamenti preveda quote maggiori per le piccole aziende, abbassando al contempo quelle destinate alle aziende agricole più grandi”.

La relazione mette poi l’accento sulla necessità di garantire una redistribuzione equa degli aiuti tra gli stati membri, che però deve tener conto delle differenze socio-economiche, dei diversi costi di produzione e di quanto ricevuto nel secondo pilastro.

In materia di condizionalità ambientale, la grande novità del rapporto Dorfmann è la proposta di sostituire lo strumento del greening – ovvero il “pagamento ecologico” che attualmente richiede all’agricoltore la diversificazione delle colture e la realizzazione di aree di interesse ecologico – reinserendo le risorse a esso riservate negli aiuti diretti al reddito, rafforzando la condizionalità ambientale, affinché questa tenga conto, innanzitutto, della lotta al cambiamento climatico e della protezione dell’acqua potabile e intensificando gli impegni agroambientali nei programmi di sviluppo rurale.

Altri aspetti cruciali sono quelli del ricambio generazionale e delle aree di montagna. Su questi temi, la relazione discussa ieri in commissione agricoltura chiede agli stati membri di sviluppare un piano strategico, affinché risorse europee e nazionali vengano impiegate per aiutare i giovani agricoltori e, più in generale, per dare una mano a chi produce nelle aree più svantaggiate e scongiurare così l’abbandono del territorio.

Lo spopolamento delle aree di montagna è strettamente legato alla possibilità di fare agricoltura in queste zone e, soprattutto, alle opportunità che i giovani hanno per svolgere un’attività nel settore agricolo”, sostiene Dorfmann, che nella sua relazione chiede agli stati membri di sviluppare un piano strategico, affinché risorse europee e nazionali vengano impiegate per aiutare tutti i giovani agricoltori – “non solo quelli che ereditano i titoli” –  e, più in generale, per dare una mano a chi produce nelle aree più svantaggiate e scongiurare così l’abbandono del territorio.

Per promuovere un’agricoltura più equa, Dorfmann propone che il sistema di pagamenti preveda quote maggiori per le piccole aziende, introducendo una vera degressività dei pagamenti diretti, e che la redistribuzione degli aiuti tra gli stati membri tenga conto delle differenze socio-economiche, dei diversi costi di produzione – dalla terra al lavoro – e dei fondi disponibili nel secondo pilastro.

Un occhio di riguardo va al settore del latte. Secondo Dorfmann, infatti, “Si tratta di un settore molto esposto. La produzione del latte in montagna merita attenzione particolare. La presenza di animali è infatti fondamentale per l’agricoltura di montagna”.

Per continuare a garantire uno sbocco stabile alla produzione agricola europea e, al contempo, consentire ai nostri consumatori l’approvvigionamento a prezzi ragionevoli, il rapporto Dorfmann invita la Commissione a mantenere le organizzazioni comuni dei mercati agricoli per frutta e verdura e vino, e i progetti frutta, verdura e latte nelle scuole.

Pensando alla programmazione europea post 2020, Dorfmann ha dichiarato: “Bisogna farla finita con le rendite ingiustificate, le risorse vanno date a chi fa davvero agricoltura. Il sistema vigente va sburocratizzato ma soprattutto reso più equo”. Inoltre “questi pagamenti devono andare solo ai veri agricoltori – ribadisce Dorfmann – La Pac avrà successo nel lungo periodo solo se premierà chi fa davvero l’agricoltore, spesso in situazioni difficili.

Per quanto riguarda la partita sulle risorse finanziarie, Dorfmann promette battaglia: “L’agricoltura non può rimetterci due volte dalla Brexit. Da un lato, il settore rischia di pagare l’ammanco di risorse causato dall’uscita del Regno Unito, dall’altro lato, è probabile che ci rimetta sul fronte delle esportazioni”. “I fondi devono rimanere invariati”, ha detto Dorfmann, che ha ricordato che il Parlamento europeo ha chiesto nella sua relazione un contributo dell’1,3% del Pil.

Resta il nodo finanziario. In questo senso, la relazione evidenzia che la Pac può raggiungere gli obiettivi che si propone solo se dotata delle risorse finanziarie sufficienti e chiede che, proprio per questo, il nuovo quadro finanziario pluriennale dedichi al settore agricolo una parte del bilancio perlomeno uguale a quella attuale.

La Brexit complica le negoziazioni per il nuovo quadro finanziario pluriennale. Queste, però, dovranno necessariamente tenere conto che molte delle sfide a cui l’Europa si trova a far fronte passano dalla Pac. Penso, ad esempio, alla sicurezza alimentare, alla crescita economica, all’occupazione e al rispetto dell’ambiente. Per questo, solo una Pac in grado di fornire ai nostri contadini gli strumenti necessari per riuscire a mantenere la loro produzione competitiva sul mercato, oltre che a svolgere al meglio la loro importante funzione sociale, consentirà al settore agricolo europeo e alla popolazione in generale di guardare al futuro con serenità”, conclude Herbert Dorfmann.

Qui il testo della relazione del dr. Dorfmann.