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Storia del PATT

24/01/2018

Nell’estate del 1945 si tennero delle manifestazioni che servirono a risvegliare l’interesse per le questioni legate all’autonomia amministrativa del Trentino e a promuovere il dibattito tra i partiti.

Nell’agosto 1945 nacque l’A.S.A.R. (Associazione Studi Autonomistici Regionali), un movimento il cui scopo era promuovere l’autogoverno “da Ala al Brennero”, all’interno di un’Italia democratica e repubblicana. Era un movimento politico trasversale che riuscì a coinvolgere persone di cultura ed estrazione sociale molto diverse, superando in poco tempo i 100.000 tesserati. L’associazione, molto diffusa soprattutto in Valsugana, Vallagarina, Val di Fiemme e Val di Fassa, aprì in breve tempo una sede a Trento, delle sedi staccate in tutto il territorio e fondò il giornale “Autonomia”, la cui direzione era composta da Silvio Bortolotti e Remo Defant. Tra l’ottobre del 1945 e l’aprile del 1946 vennero tenute oltre 400 riunioni in tutte le valli trentine. Il primo congresso dell’A.S.A.R. si tenne a Trento nella Sala della Filarmonica, alla presenza di 230 rappresentanti delle sezioni regionali.

Nell’estate del 1946, di autonomia e della questione sudtirolese si discuteva anche alla conferenza di pace di Parigi. Per questo, all’inizio di quell’anno il Governo italiano aveva incaricato un’apposita commissione di preparare un progetto di statuto per l’autonomia trentina. La bozza di questo progetto però non piacque agli asarini, i quali elaborarono uno statuto alternativo.

Il 5 settembre 1946 il Presidente del consiglio italiano Alcide Degasperi e il Ministro degli esteri austriaco Karl Gruber firmarono l’Accordo di Parigi, dove per la prima volta venivano definite le norme a tutela delle minoranze di lingua tedesca in Trentino e in Sudtirolo. Anche in questo caso gli asarini non furono completamente soddisfatti, in quanto il progetto prevedeva un’autonomia “a due velocità”, cioè statuti diversi per il Trentino ed il Sudtirolo. L’A.S.A.R. organizzò quindi un primo comizio il 15 settembre 1946 in Piazza Italia e un secondo il 20 aprile 1947 in Piazza della Fiera, entrambi a Trento ed entrambi con la partecipazione di migliaia di persone.

Il 27 aprile 1947, in occasione del secondo congresso dell’A.S.A.R., iniziarono però ad emergere i primi contrasti all’interno del movimento, che ne portarono allo scioglimento l’anno seguente. Il 25 febbraio 1948 si tenne infatti il quarto congresso dell’A.S.A.R.; all’interno del movimento andavano emergendo due correnti: una di “autonomisti indipendenti”, l’altra intenzionata a trasformare il movimento in un partito vero e proprio.

Pochi giorni dopo, il 28 febbraio 1948, l’Assemblea costituente italiana approvò il primo Statuto di autonomia del Trentino – Alto Adige.

Poco dopo, dalle ceneri dell’A.S.A.R. nacque il Partito del Popolo Trentino Tirolese (P.P.T.T.), tra i cui fondatori c’era anche Enrico Pruner. In soli quattro mesi (le prime elezioni regionali si tennero il 28 novembre 1948) il P.P.T.T. ottenne il 16,8% dei voti e 4 consiglieri regionali, risultato però ben lontano dal 57,6% della Democrazia Cristiana di Alcide Degasperi.

Nei decenni successivi il governo della regione e della provincia fu dominato dalla Democrazia Cristiana, spesso legata da rapporti turbolenti con il partito di raccolta degli altoatesini di lingua tedesca, la Südtiroler Volkspartei (SVP). Il leader autonomista in questo periodo fu Enrico Pruner, consigliere regionale ininterrottamente dal 1952 al 1984. Pruner cercò di modificare la condizione di subalternità del PPTT nei confronti della SVP, storicamente considerata la “sorella maggiore” del partito trentino, e al tempo stesso di ricercare un compromesso con i sudtirolesi, il cui obiettivo era la demolizione della Regione autonoma Trentino-Alto Adige e la costituzione di due enti indipendenti diversi per le province di Trento e Bolzano.

Nel 1952 le due anime dell’A.S.A.R., il P.P.T.T. e gli Indipendenti, che erano riusciti a far eleggere Remo Defant alla carica di consigliere regionale, tornarono ad unirsi. In occasione delle elezioni di quell’anno però, gli autonomisti non riuscirono a ripetere il successo precedente, riuscendo a far eleggere solo due consiglieri regionali. Anche il rapporto con l’SVP, sempre più insoddisfatta del sistema di gestione dell’autonomia regionale, peggiorò.

Alle elezioni regionali del 1956, il solo autonomista eletto fu Enrico Pruner.

Nel 1960 il consenso scese al 3,84%; tuttavia, la DC offrì al P.P.T.T. un posto in giunta.

Negli anni seguenti il partito riuscì a recuperare molti consensi, in particolare dei molti contadini e abitanti delle valli delusi dall’operato della DC. Grazie a questa crescita, nel 1968 il P.P.T.T. si presentò per la prima volta alle elezioni nazionali (col simbolo della stella alpina e sotto la dicitura “Unione Autonomisti d’Italia”).

Alle comunali del 1969 il P.P.T.T., che prima sosteneva solamente liste civiche, riuscì in molti comuni a presentarsi col proprio simbolo. Furono anni di grande attivismo, a difesa dell’autonomia, dell’ambiente, dei terreni agricoli sottoposti ad esproprio.

Erano anche gli anni nei quali si discuteva il Secondo Statuto di Autonomia, basato sul cosiddetto “Pacchetto” (approvato dal congresso della SVP, dal Parlamento italiano e dal Parlamento austriaco). Il P.P.T.T. contestò in più punti il “Pacchetto”, lamentando soprattutto la mancanza di una vera autonomia finanziaria e di una reale tutela delle minoranze linguistiche in Trentino.

Alle elezioni nazionali del 1972 il P.P.T.T. si presentò alleato all’SVP e solo per pochi voti non riuscì a far eleggere un senatore. Alle regionali dell’anno seguente ottenne il 9% e riuscì a far eleggere molti rappresentanti all’interno degli enti locali e nei comuni.

Alla fine degli anni ’70 continuava l’attività del partito sul territorio, ad esempio a difesa dei terreni agricoli contro gli espropri (specie in occasione del “Caso Oberosler”) e in Val Rendena contro l’apertura di una miniera di uranio. Il consenso alle regionali del 1978 salì infatti al 13,10%, nonostante una campagna denigratoria della DC.

Alle elezioni nazionali del 1979 il P.P.T.T. ottenne il 10,04% e riuscì a far eleggere senatore Sergio Fontanari. Nello stesso anno il partito cambiò il suo nome in P.P.T.T. – U.E. (Partito del Popolo Trentino Tirolese per l’Unione Europea) e partecipò alle elezioni europee sotto il simbolo dell’Union Valdotaine, il partito autonomista della Valle d’Aosta.21

All’inizio degli anni ’80 all’interno del partito iniziarono ad emergere due anime, una più conservatrice e una più dinamica. Nel 1981, il coordinatore del movimento giovanile si dimise accusando i vertici del partito di atteggiamenti antidemocratici. Alla spaccatura si arrivò l’anno successivo, nel 1982.

Alle elezioni regionali del 1983 ad entrambi i partiti nati dalla spaccatura venne proibito dal tribunale l’utilizzo del simbolo storico; si presentarono così due liste:

– una col simbolo dell’SVP che elesse tre consiglieri (Franco Tretter, Eugenio Binelli e Guido Sembenotti)

– una col nome di Autonomia Integrale che elesse Enrico Pruner e Domenico Fedel.

Poco dopo nascerà anche l’U.A.T.T. (Unione Autonomisti Trentino Tirolesi).

Dopo una separazione durata alcuni anni, il 17 gennaio 1988 a Riva del Garda le varie correnti autonomiste tornarono a riunirsi per dar vita al P.A.T.T. (Partito Autonomista Trentino Tirolese), con Franco Tretter ed Enrico Pruner co-presidenti. Pochi mesi dopo, la segreteria politica verrà affidata a Carlo Andreotti.

Uscito pulito da “Tangentopoli”, alle elezioni regionali del 1993 il P.A.T.T. riesce a far eleggere sette consiglieri e a portare Carlo Andreotti alla Presidenza della giunta provinciale.

Dal 1993 al 1998 il P.A.T.T. è quindi al governo del Trentino; sono anni difficili, durante i quali si alternano ben 4 governi a Roma e 3 a Trento. Il Trentino è scosso dagli scandali di Tangentopoli e per ben tre volte gli alleati nella Giunta provinciale si dimettono, ponendo il Trentino e l’autonomia a rischio commissariamento.

Alle elezioni provinciali del 1998 il P.A.T.T. riesce ad eleggere 4 consiglieri. A causa di contrasti in occasione della composizione della giunta provinciale però il mondo autonomista si scompone nuovamente: in giunta entrano Franco Panizza e Dario Pallaoro (e poi Carlo Andreotti come Presidente),  Sergio Casagranda (eletto nella lista autonomista del FAR), Sergio Muraro (eletto nella Lista Dini).

Il PATT si avvicina poi al centro-destra, stringendo un’alleanza con la Casa delle Libertà per le politiche del 2001, nelle quali il segretario del partito, Giacomo Bezzi, si candida alla Camera nel collegio della Val di Non, dove viene sconfitto da Luigi Olivieri (dei Democratici di Sinistra). A seguito della sconfitta, nella seconda parte della legislatura il PATT abbandona il centro-destra e si allea nel Consiglio Regionale con il centro-sinistra e la SVP, eleggendo alla presidenza della regione Andreotti, governatore della regione dal 2002 al 2004.

Nel maggio 2001 nasce il partito degli Autonomisti Trentini – Genziane, con presidente Dario Pallaoro e segretario politico Renzo Foladori.

Alle elezioni provinciali del 2003 il partito sceglie di sostenere Dellai e il centro-sinistra (ottenendo il 9,0% dei consensi), mentre Andreotti abbandona il partito e fonda Trentino Autonomista, formazione alleata con il centro-destra. Lo schieramento delle Genziane si presenta invece unito al PATT, ottenendo l’elezione di un assessore (Franco Panizza) e tre consiglieri (Dario Pallaoro, poi Presidente del Consiglio provinciale, Sergio Muraro e Caterina Dominici, subentrata a Giacomo Bezzi, eletto alla Camera dei Deputati).

Nella XIII Legislatura (iniziata nel 2004) il leader del P.A.T.T., Giacomo Bezzi, ha assunto la presidenza del Consiglio Provinciale, fino all’elezione a deputato nell’aprile 2006 nella lista comune SVP-PATT.

Il congresso celebrato il 22 aprile 2007 a Levico Terme sancisce la riunificazione formale del movimento Autonomisti Trentini – Genziane con il P.A.T.T., mentre l’ex leader Andreotti continua a mantenere una posizione indipendente nei confronti del partito.

L’evoluzione del quadro politico nazionale conseguente alla caduta del Governo Prodi II nel gennaio 2008 ha acuito le tensioni interne al partito, nel quale alcuni esponenti di minoranza hanno richiesto inutilmente un ricollocamento più vicino al centro-destra: il dibattito, comune a quello in corso nell’SVP, ha provocato la defezione di Giacomo Bezzi dal movimento e, nelle elezioni politiche del 2008, un calo di consensi che ha privato il partito della propria rappresentanza a Montecitorio. Nelle elezioni politiche del 2008 infatti il PATT, incluso come da tradizione nelle liste dell’SVP, non ha conseguito che il 4,8% a livello provinciale.

Nelle elezioni provinciali del 2008 il partito ha invece ottenuto l’8,5% dei voti ed ha eletto tre consiglieri, due dei quali sono stati poi nominati Assessori provinciali: Franco Panizza e Ugo Rossi.

Nelle elezioni delle Comunità di Valle, che si sono svolte il 24 ottobre 2010, ha ottenuto risultati abbastanza eterogenei negli ex-comprensori, tuttavia il PATT si è attestato mediamente al 20,03%.

Alle elezioni politiche del 2013 il PATT elegge due parlamentari: Mauro Ottobre alla Camera dei Deputati nella lista SVP e Franco Panizza al Senato nel collegio uninominale di Trento, sostenuto anche da Partito Democratico (PD) e Unione per il Trentino (UpT), nell’ambito di un’alleanza che ha portato ad eleggere anche Giorgio Tonini (PD) nel collegio di Pergine Valsugana e Vittorio Fravezzi (UpT) nel collegio di Rovereto.

Il 13 luglio 2013 il PATT partecipa alle primarie del centrosinistra autonomista per il presidente della provincia autonoma di Trento con Ugo Rossi che vince superando Alessandro Olivi (PD), Mauro Gilmozzi (UpT), Alexander Schuster (PSI) e Lucia Coppola (Verdi). Il 27 ottobre alle elezioni provinciali Rossi viene eletto con il 58,12% delle preferenze. Ottimo anche il risultato della lista che con il 17,55% è il secondo partito dopo il PD, riuscendo ad eleggere sette consiglieri oltre al presidente.

 

Alleghiamo due video che illustrano la storia del Partito Autonomista Trentino Tirolese, i suoi principi, le sue battaglie, le sue donne e i suoi uomini, la sua idea di futuro.